IL TRIBUNALE E LA MORTE

Succede ieri 6 marzo 2016, al Tribunale di Catania.

Udienza collegiale. L’avvocata XXX, difensore di parte civile, non è presente in udienza. Ha inviato un certificato di morte: alle 6 del mattino è morta sua madre. Chiede un breve rinvio dell’udienza, anche con sospensione dei termini di prescrizione. I difensori degli imputati non si oppongono alla richiesta della collega, anzi, la sostengono.

La Corte si ritira in camera di consiglio. Dopo pochi minuti ne esce, rigetta l’istanza e dispone procedersi oltre.

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Tutta MGA, e in particolari le referenti catanesi Monica Foti (che per prima ha segnalato l’accaduto) e   Sonia Limura, esprimono solidarietà alla collega il cui dolore è stato oggetto della decisione del tribunale etneo.

Siamo consapevoli che il difensore della parte civile è escluso dalle norme del codice di procedura penale che disciplinano il rinvio per legittimo impedimento della difesa: il Tribunale ha preso una decisione corretta sul piano strettamente processuale.

Ma non è stata una decisione nè opportuna, nè giusta.

Essa calpesta la dignità e i diritti dell’avvocato in quanto lavoratore e in quanto donna o uomo; e calpesta la dignità del vincolo fiduciario che lega il difensore all’assistito;  si inserisce a pieno titolo nel generale tentativo di deminutio della Difesa in nome, a seconda dell’occorrenza, della sicurezza, delle contingenze, delle emergenze, di un produttivismo mercantilistico a costo zero che sta demolendo la Giustizia.

Il nostro sentimento, che speriamo sia il sentimento di tutti gli avvocati lavoratori, sta nelle parole di uno dei referenti torinesi di MGA, Paola Angela Stringa:

L’Italia è quel paese in cui

Se la sera prima dell’udienza muore tua madre o tuo padre o un tuo prossimo congiunto e tu sei il Difensore, il giudice ti nega il legittimo impedimento e ti fa discutere.

Con il cuore a pezzi e quella toga sulle spalle che diventa sempre più pesante.
“Consapevole della dignità della professione…”

Consapevole di averla persa, quella dignità, quando Vi hanno messo in testa che è meglio un processo VELOCE che un processo giusto.
Consapevole di averla persa, quella dignità, quando Vi hanno messo in testa che è meglio tenersi un torto e avere un contentino, che iniziare una causa… “che tanto ingrassa solo gli avvocati..! ”
Consapevole di averla persa, quella dignità, quando c’hanno insegnato che l’uveite è un legittimo impedimento, restare orfani no.
Consapevole di averla persa, quella dignità, quando il rinvio per la chiamata di terzo o per integrare il contraddittorio non te lo danno perché “il processo sennò dura troppo”, ma poi la tua causa viene rinviata di tre mesi perché il giudice deve smaltire le ferie, oppure gli congelano il ruolo e chissà a chi andrà.

Consapevole di averla persa, quella dignità, ma consapevole anche che “se fossi stato al Vostro posto, uomini e donne di Tribunale, se fossi stato al Vostro posto ma al Vostro posto non ci so stare.

“La verità è che nel processo, cioè nell’atto in cui ‘ordinamento si concreta, accanto e al disopra delle norme che lo regolano,  (…) c’è qualcosa che non si lascia ridurre a norma. Questo qualcosa è precisamente il giudizio.”

(Salvatore Satta)

 

DIRITTI DEI LAVORATORI: LA PAROLA AGLI ORDINISTI

 ASSEMBLEA 12 APRILE 2016: IL SINDACATO INCONTRA I LAVORATORI AUTONOMI ORDINISTI

MGA-Mobilitazione Generale degli Avvocati, sezione del Foro di Campobasso, di concerto con la Consulta delle Professioni CGIL Nazionale e la CGIL Molise,  comunica che il giorno 12 aprile 2016 alle ore 18, presso la sala Giovannitti della CGIL Molise in Campobasso alla Via Mosca n. 11, si terrà un’assemblea pubblica, per  realizzare l’incontro ed il confronto tra il lavoro autonomo ed il sindacato.

L’ordinamento italiano descrive il lavoratore autonomo come colui che “si obbliga a compiere verso un corrispettivo un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione”. Una definizione ampia nella quale si riconoscono tipologie di lavoratori molto diverse tra loro: si va dai liberi professionisti agli artigiani, con la conseguente difficoltà di catalogazione del lavoratore autonomo, ed il rischio, avveratosi, di favorire la nascita del cosiddetto “lavoro autonomo fittizio”, ossia il ricorso allo strumento del lavoro autonomo per celare forme di rapporto di lavoro subordinato.

A lungo, i lavoratori autonomi sono stati percepiti come una categoria di “privilegiati”, e perciò non bisognosi di tutela. Ben differente è la realtà quotidiana,   come chiaramente emerge anche dall’indagine “Vita da Professionisti”, condotto dall’Associazione Bruno Trentin, con il contributo ed il supporto della Consulta delle Professioni della CGIL e della Filcams – CGIL.

Secondo il rapporto, infatti, il 45,7% dei lavoratori autonomi percepisce meno di 15.000 euro annui; il 44,8% si paga autonomamente la formazione professionale non beneficiando di alcun incentivo o detrazione; il 60%  ha difficoltà ad arrivare a fine mese; il 68,6 % dichiara di non avere margini di contrattazione con i propri clienti. La situazione non cambia se guardiamo alle professioni “ordinistiche”. Infatti, in questi casi la percentuale dei lavoratori che hanno redditi inferiori ai 15.000 euro si attesta intorno al 40,9%. Ciò dimostra ancora una volta come l’appartenenza a un Ordine o a un Collegio non fornisca al lavoratore alcuna tutela nel proprio lavoro.

Ebbene, l’idea di fornire un’adeguata protezione sociale anche ai lavoratori autonomi sembra ispirare la “Carta dei Diritti Universali del Lavoro” promossa dalla CGIL, che a partire dal 9 aprile c.a. sarà sottoposta alla sottoscrizione dei cittadini, chiamati a riscrivere il diritto del e al lavoro. La Carta è, infatti, un nuovo “Statuto dei lavoratori” che, a differenza di quello del 1970, si applicherebbe anche ai lavoratori autonomi. La proposta della CGIL, attualmente, è uno dei tentativi più avanzati di introdurre nel nostro ordinamento giuridico quelle tutele di cui necessitano i lavoratori autonomi, che richiede, tuttavia, un confronto diretto con gli stessi, al fine di monitorare le problematicità territoriali, ed affrontare, superandoli, eventuali limiti ad una rinnovata osservazione del sindacato verso il cosiddetto “Quinto Stato”, fiducioso di superare la rappresentazione di sé per approdare alla rappresentanza di sé.

All’incontro, libero ed aperto ai professionisti dei diversi ordini e collegi regionali, saranno presenti, oltre ai segretari della CGIL Molise, il responsabile nazionale della Consulta delle Professioni CGIL, Cristian Perniciano, e il presidente nazionale di M.G.A., avv. Cosimo Damiano Matteucci.

Caterina Ciaccia – referente MGA Foro di Campobasso

CONGRESSO DI RIMINI: O RIFONDAZIONE O MORTE

L’idea che mosse la nascita dell’OUA, quella che l’avvocatura avesse bisogno di un luogo che fosse eminentemente politico, e nel quale si dettasse la linea politica interna ed esterna della categoria, si e’ scontrata con la realtà.
Più precisamente, con due dati: con il dualismo, ambiguo per certi versi e difficilmente sanabile, con le funzioni di rappresentanza istituzionale del Cnf; e con la assenza di fondi che possano garantirne un funzionamento adeguato ed efficace.
Inutile continuare a farsi schermo del riconoscimento normativo (pure fondamentale) dell’art. 39.
Un Congresso che di fatto non ha alcuna possibilità di far realizzare le mozioni che approva, che non ha a disposizione nemmeno la forza coattiva per imporre il pagamento delle quote dovute dagli ordini, di fatto si rivela un organo pletorico, inutile. Bello sulla carta, paralizzato nella sua azione.
A Rimini non si potrà fingere che questo problema non esista.

Oltre le discussioni di Venezia: i due anni trascorsi, con un’OUA in tangibile difficoltà e un CNF che, per dirla con un’espressione ormai in voga, ne ha occupato con decisione gli spazi politici, impongono di superare la discussione quotisti-antiquotisti e di affrontare lo snodo centrale della reductio ad unum della rappresentanza congressuale.

Il sistema, dunque, va ristrutturato dalle fondamenta; a maggior ragione perché la categoria forense sta vivendo uno dei periodi più complessi della sua storia recente.
Per questa ragione il Congresso di Rimini va convocato con urgenza e con un tema centrale ben preciso: la rifondazione del sistema di rappresentanza e governo dell’avvocatura, e il superamento del dualismo fra rappresentanza politica e rappresentanza istituzionale.

MGA aveva già immaginato, quando la legge professionale si chiamava ancora AC3900 e non era stata ancora approvata, un meccanismo democratico e completo che ruotava intorno alla “parlamentarizzazione” del CNF e allo scorporo delle funzioni giurisdizionali di quest’ultimo in favore di un consiglio nazionale di disciplina.
Allora il problema ai più pareva inesistente: ma, come spesso e’ accaduto, noi di MGA stavamo vedendo lontano, quello che oggi è sotto gli occhi di tutti.


Per queste ragioni il Congresso va convocato con urgenza, e i temi della rappresentanza devono essere posti al centro dell’evento, che diversamente non avrebbe alcun senso.


MGA – Il Consiglio Direttivo Nazionale

CASSA FORENSE: DAL 2044 SALDO NEGATIVO. IN FORSE LE PENSIONI DI CHI OGGI HA 40 ANNI

 

Scopo del presente articolo è spiegare, nel modo più chiaro possibile, la spinosa questione della stabilità delle Casse previdenziali dei professionisti e in particolare della Cassa degli avvocati.

Come sappiamo, il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e la crisi economica hanno portato da tempo a un saldo previdenziale complessivo negativo, ovvero l’ammontare della spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni supera l’ammontare  dell’insieme delle entrate contributive e dunque parte della spesa pensionistica del paese è ormai a carico della fiscalità generale.[1]

Tuttavia le Casse dei professionisti non ricevono finanziamenti dallo Stato (anzi sono addirittura soggette a tassazione sulle rendite finanziarie) e devono quindi provvedere al pagamento delle pensioni dei propri iscritti solo ed unicamente con le proprie entrate contributive.

Finora il saldo previdenziale dei  professionisti, anche grazie al boom di laureati degli anni pre crisi 2008, è riuscito nel complesso a mantenersi positivo ma cominciano ad avvertirsi notevoli segnali di inversione di tendenza.

La Cassa dei giornalisti (INPGI) e la Cassa dei geometri (CIPAG) hanno già ora saldi previdenziali negativi preoccupanti, mentre tutte le altre Casse registrano una costante diminuzione del rapporto tra spesa pensionistica ed entrate contributive.

Per le Casse privatizzate ex D.lgs.  509/1994 (tra le quali rientra Cassa Forense), nel 2014 tale rapporto assume un valore pari a 1,67 con una riduzione percentuale dello 3,6% rispetto al 2013[2].  La sottostante tabella[3] fornisce una sintesi circa l’andamento del rapporto tra spesa pensionistica ed entrate contributive all’interno delle due categorie di Casse professionali, quelle privatizzate ex D.lgs. 509/1994 e quelle istituite ex D.lgs . 103/1996.

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Se consideriamo la riduzione dei redditi dei professionisti e il calo delle immatricolazione all’Università, all’orizzonte non si vede alcun elemento che faccia pensare che l’andamento del rapporto spesa pensionistica ed entrate contributive possa migliorare.

Per quanto riguarda il mondo dell’avvocatura, si fa presente che la stessa Cassa Forense nel bilancio consuntivo 2014 ha registrato una notevole diminuzione del reddito medio degli avvocati, che  si attesta  ora a € 38.627 a fronte dei € 51.314 euro del 2007, ultimo anno di crescita del dato. Se si analizza invece la popolazione femminile il reddito medio si ferma ad € 22.247.

Secondo  la stessa Cassa Forense, il fenomeno della forte femminilizzazione che ha caratterizzato sempre più, negli ultimi decenni, la professione forense può costituire un ulteriore elemento critico per gli scenari previdenziali “se è vero come è vero che il reddito medio delle donne avvocato è di circa il 58,33% inferiore a quello dei colleghi uomini.” [4]

Secondo recente pubblicazione di Cassa Forense “I numeri dell’avvocatura 2015” , gli avvocati che si trovano nella fascia di reddito da 0 a 19.857 euro, lordi, sono 120.495 e cioè  il  56,6 % dell’avvocatura italiana.

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Anche sul fronte dei futuri ingressi nella professione forense le prospettive non sono migliori, secondo recenti articoli il calo delle immatricolazione alle facoltà di Giurisprudenza è stato dal 2011 in poi del 35%![5]

In sostanza, fino agli inizi degli anni 2000 le Casse professionali potevano contare su un relativamente basso numero di pensionati e un forte e costante aumento di professionisti iscritti (che potevano pagare le generose pensioni liquidate con il sistema retributivo), ma ora la situazione è completamente cambiata, abbiamo un numero sempre maggiore di pensionati e un sempre minor numero di nuovi professionisti iscritti, per di più con redditi bassi.

Per quanto riguarda Cassa Forense, il recente aumento degli iscritti, come si sa è  da ascrivere unicamente agli effetti del Regolamento attuativo dell’art. 21 della L. 247/2012, per il quale anche i legali con basso reddito un tempo esclusi dall’obbligo di iscrizione alla Cassa oggi sono chiamati a contribuire all’Ente di Previdenza.

I fattori che portano al progressivo peggioramento del rapporto fra spesa pensionistica ed entrate contributive sono tali che l’andamento negativo è confermato persino dall’ultimo bilancio tecnico di Cassa Forense, sebbene sia  stato redatto sulla base delle ipotesi possibili più favorevoli.

Per quanto riguarda i redditi degli iscritti, nel bilancio tecnico  è stato preso come riferimento un costante aumento del PIL e un incremento del reddito legato alla carriera[6],  conseguentemente  è stato possibile ottenere un aumento del reddito futuro dell’avvocatura [7]

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Come si vede l’aumento percentuale maggiore di PIL riguarda gli anni dal 2025 in poi quando  maggiormente cominceranno a sentirsi  gli effetti della discesa della curva demografica

Per quanto riguarda la popolazione complessiva degli avvocati attivi, nel bilancio tecnico è stata adottata una percentuale di cancellazione (del 1% per gli uomini e del 1,7% per le donne)[8] molto bassa, che è basata sul passato, quando l’iscrizione a Cassa Forense avveniva al raggiungimento di determinati parametri reddituali. Come si ammette nello stesso bilancio tecnico, però c’è molta incertezza sul reale tasso di cancellazione in futuro.  Secondo stime molto prudenti sarebbero almeno 8.000,00 gli avvocati che nel corso del 2015 hanno deciso di cancellarsi dall’Albo, perché non erano in grado di pagare i contributi minimi di Cassa Forense.

Sempre per quanto riguarda la consistenza della popolazione attiva, nel bilancio tecnico è stato ipotizzato che i pensionati di vecchia continuino ad esercitare nel 90% dei casi e sino all’età di 90 anni[9],  tanto che è stato previsto che nel 2064 gli avvocati pensionati attivi  saranno addirittura 73.000!!!

I pensionati di vecchiaia costituiscono una fonte di entrata per Cassa Forense, perché, sebbene non siano soggetti ai contributi minimi, pagano comunque il contributo di maternità e i contributi previdenziali in base al reddito effettivo percepito, inoltre per le pensioni di vecchiaia retributiva, con decorrenza dal 1/2/2011, è applicata una graduale eliminazione dei supplementi di pensione, fino alla completa eliminazione dal 2021.

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Ebbene, come detto, nonostante l’ipotizzato aumento dei redditi e della permanenza in attività degli avvocati pensionati (che argina la diminuzione dei nuovi iscritti), il bilancio tecnico mostra una curva del saldo previdenziale in costante discesa, tant’è che dal 2048 il saldo previdenziale sarà negativo, cioè proprio quando l’attuale maggioranza di avvocati (costituita da quarantenni) andrà in pensione.

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Inoltre, nell’appendice del bilancio tecnico  si riconosce che secondo stime più rigorose il saldo previdenziale diventerà negativo già dal 2044

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A tale disavanzo non è pensabile far fronte semplicemente grazie al patrimonio. Anzitutto perché un saldo previdenziale positivo è il più importante elemento di stabilità di un sistema previdenziale che non può contare su finanziamenti da parte dello Stato. E’ evidente che non si può attingere indefinitamente al patrimonio, che secondo la normativa deve svolgere una funzione di garanzia e non può scendere a cinque volte l’intera spesa pensionistica di un anno.

Inoltre la stragrande percentuale del patrimonio delle Casse professionali è immobilizzato (in titoli, obbligazioni, partecipazioni in fondi immobiliari ecc..) e quindi molto difficilmente può essere trasformato, a breve termine,  in denaro liquido per pagare le pensioni.[10]

La Corte dei Conti, nella relazione sugli  esercizi 2012 e 2013 di Cassa Forense, aveva già riconosciuto come delle criticità da non sottovalutare gli anni di saldi previdenziali negativi evidenziati nel precedente bilancio tecnico del 2011.

Pertanto un saldo previdenziale negativo per otto anni (2048, 2051, 2052, 2053, 2054, 2055, 2056 e 2057) risultante anche dal bilancio tecnico del 2015 deve considerarsi un grave e preoccupante  elemento di criticità, soprattutto tenendo in considerazione le ipotesi favorevoli prese in considerazione .

Come già accennato,  il Bilancio tecnico del 2015 è stato elaborato sulla base di ipotesi meno rigorose rispetto a quello del 2011, per esempio come quelle legate ai redditi dei professionisti. Infatti nel Bilancio tecnico del 2011 la  previsione dell’aumento dei  redditi dei professionisti è stata basata  solo sull’inflazione e la produttività, senza incrementi legati alla carriera[11].

Inoltre nel Bilancio tecnico del 2011 si è ipotizzato una permanenza in attività dei pensionati attivi fino a 80[12] e non sino a 90 anni.

Il tasso di cancellazione adottato nel bilancio tecnico del 2011 è stato più alto, per l’esattezza 1,6% per gli uomini e 2,8% per le donne[13], contro 1% per gli uomini e l’ 1,7% per le donne adottato nel bilancio tecnico del 2015.

Ultimo dato che completa lo scenario a dir poco preoccupante è il rapporto tra pensionati e iscritti. Nel 2051 tale rapporto sarà quasi di uno a uno, per l’esattezza 1,29.  Si avranno infatti nel complesso 121.001 pensionati contro 156.678 avvocati non pensionati.

Infatti dalle tabelle dell’allegato del bilancio tecnico 2015, risulta che nel 2051 avremmo  44.664 pensionati attivi maschi, 58.273  pensionati attivi femmine, 8134 pensionati maschi non attivi e 9930 pensionati femmine non attivi, per un totale di 121.001 contro 68.366 attivi maschi e 88.312 attivi femmine.

Ora che siamo ancora in tempo dobbiamo assolutamente rivedere il sistema delle Casse professionali e correre ai ripari, senza aspettare quando ormai sarà troppo tardi.

 

Note

[1] Nel 2014 la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni è stata pari a 216.107 milioni di euro, nello stesso anno le entrate contributive, comprensive dei trasferimenti per coperture figurative, sgravi e agevolazioni contributive, sono risultate pari a 189.595 evidenziando così un saldo negativo tra contributi e prestazioni di 26.512 milioni con un incremento del 4.95% rispetto al disavanzo di 25.262 milioni di euro del 2013. Fonte : IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali.

[2] IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, pag 43.

[3] trattata da IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, pag 43.

[4] Dal Bilancio consuntivo 2014 di Cassa Forense pag. 11

[5] “Giurisprudenza perde «appeal»: in quattro anni calo del 35% di iscrizioni” ilsole24ore del 16/3/2016; “La grande fuga dall’università” La Repubblica del 16/01/2016

[6] Nel precedente Bilancio tecnico del 2011 era stato escluso l’incremento del reddito legato alla carriera e non era stato preso come riferimento le previsioni sul PIL

[7] Relazione del Bilancio Tecnico del 2015, pag. 23

[8] Relazione del Bilancio Tecnico del 2015, pag. 21

[9] Relazione del Bilancio Tecnico del 2015, pag. 23

[10]“ Il totale degli attivi (patrimonio) delle Casse di Previdenza è pari a circa 65,5 miliardi alla fine del 2014 con una crescita di quasi 5 miliardi rispetto all’anno precedente. La composizione percentuale degli investimenti è la seguente: 12% in liquidità, 28% in titoli di Stato ed altri titoli di debito (obbligazioni), 4% titoli di capitale (azioni), 15% OICR, 26% immobili detenuti direttamente e partecipazioni in società immobiliari, 1% polizze assicurative e 14% altre attività (crediti etc.). Si evidenzia che l’80,3% degli investimenti in titoli di stato riguarda titoli emessi dallo Stato Italiano. In aggiunta, il 36,2% degli investimenti in OICR è stato allocato in fondi immobiliari.”  IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, pag. 48

[11]  Relazione Bilancio tecnico 2011, pag. 26

[12] Relazione Bilancio tecnico 2011, pag . 23

[13] Relazione Bilancio tecnico 2011, pag.  27

 

MGA Dipartimento Previdenza – il responsabile Antonino Garifo

 

MGA SOSTIENE LA CAMPAGNA ALL IN PER IL DIRITTO ALLO STUDIO

50.000 FIRME PER A LA CAMPAGNA “ALL IN” PARTE IL PERCORSO PER UNA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE

Una Legge di Iniziativa Popolare sul Diritto allo Studio: è questo l’ambizioso progetto di moltissime realtà impegnate per la difesa dei diritti sociali che hanno individuato nell’ accesso alla formazione il nodo centrale per la costruzione di una società con meno disuguaglianze.
Parlare oggi di diritto allo studio significa trattare il problema della disuguaglianza sociale ed educativa presente in questo Paese. Proporre una legge di Iniziativa Popolare su questo tema significa raccogliere la sfida di far divenire tale problematica oggetto di una battaglia generale, per costruire un nuovo modello di sviluppo basato sulla giustizia sociale e l’uguaglianza sostanziale.

La campagna si chiamerà ALL-IN: “tutti dentro”, perché la nostra sfida è quella di rendere gli atenei realmente accessibili attraverso l’estensione universale del diritto allo studio. L’espressione “ALL-IN”sta proprio a testimoniare che siamo in una fase in cui è necessario “giocarsi tutto”.

Questa battaglia, che vedrà l’ inizio della raccolta firme il 9 e 10 aprile, si inserisce all’ interno della stagione referendaria che segna una occasione importante ed irripetibile per restituire la politica alla società civile, attraverso una presa di parola sui temi dell’istruzione, dell’ambiente, del lavoro e della riforma costituzionale. La sfida è quella di ridare corpo e sostanza alla nostra democrazia. Una sfida ambiziosa che vale la pena di combattere.

Realtà promotrici: Adi – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani, Africa Insieme, ARCI, Campagna Sbilanciamoci, Cinecittà Bene Comune, Coordinamento Ricercatori e Ricercatrici Non Strutturati, Edizioni dell’Asino, Flc – Cgil Nazionale, Fiom – Cgil Nazionale, Legambiente, Legambiente Scuola e Formazione, Link – Coordinamento Universitario, Lip per una buona scuola per la Repubblica, Lunaria, MGA – Mobilitazione Generale Avvocati, Nigrizia, Proteo Fare Sapere, Rete 29 Aprile, Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti, Act! – Agire, Costruire,Trasformare, Giovani Comunisti, Lista Sì Toscana a Sinistra, Possibile, Rifondazione Comunista, SEL – Sinistra Italiana, TILT

LA NUOVA PRATICA FORENSE: A PAGAMENTO E POCO PROFESSIONALIZZANTE

Le novelle legislative che in questi anni hanno interessato l’avvocatura sono diventate sempre più frequenti.

Non esenti da questa “schizofrenia normativa” sono i praticanti avvocati. infatti. Il Ministero della Giustizia ha invitato il Consiglio Nazionale Forense (CNF) a pronunciarsi in merito al nuovo schema di decreto riguardante: “Regolamento recante la disciplina dei corsi di formazione per la professione forense ai sensi dell’ art. 43 della legge del 31 dicembre 2012 n. 247”.

Questo regolamento cambia del tutto la formazione dei giovani aspiranti avvocati in quanto prevede l’istituzione di corsi formazione, della durata minima di 160 ore, obbligatori per tutti i praticanti ed a numero chiuso.

L’accesso sarà consentito solo a chi possiede determinati requisiti, con valutazione della carriera universitaria e svolgimento di prove scritte e orali.

Ciò posto, l’organizzazione dei corsi è rimessa ai vari Consigli d’Ordine, che possono prevedere anche una quota d’iscrizione previa istituzione di una borsa di studio per il merito o il reddito.

Inoltre, sono previsti esami (sia orali che scritti a cadenza trimestrale) volti a verificare la preparazione dei praticanti nella redazione degli atti giudiziari e del linguaggio giuridico adoperato ed una prova finale che simula l’esame di Stato.

In realtà, è chiara la volontà di ridurre il numero dei praticanti ponendo numerosi ostacoli sul loro cammino e di rendere la pratica forense un mero percorso post-universitario sulla scia delle scuole di specializzazione per le professioni legali, per nulla professionalizzanti, una sorta di doppione degli studi conclusi con la laurea.

L’avvocato è un lavoro che non può essere relegato ad un aspetto prettamente teorico. La previsione di una prova d’esame ogni tre mesi e la frequenza dei corsi rischiamo di sottrarre al praticante e alla pratica forense un aspetto essenziale: quello dell’apprendimento e dell’esperienza sul campo. Il tirocinio concepito dall’emanando regolamento, già ridotto a diciotto mesi contro i due anni precedentemente previsti, costringerà i giovani colleghi a tralasciare il lavoro di tribunale e di redazione atti per giungere preparati agli esami previsti; il che conferma l’impressione cui si è prima accennato di schizofrenia normativa di un Governo che, a contrario, ha introdotto la possibilità di iniziare  un percorso pratico di tirocinio nell’ultimo semestre di università.

A ciò si aggiunga che l’istituzione di corsi obbligatori a pagamento non fa altro che rendere più onerosa per le famiglie la formazione dei loro figli, quando invece questa spesa dovrebbe essere a carico dei Consigli dell’Ordine, atteso che i praticanti pagano una quota sia nel momento d’iscrizione all’albo dei praticanti sia annualmente.

L’unica vera “riforma” dovrebbe essere un nuovo modo di concepire l’esame di abilitazione, predisponendo strutture schermate dalla rete in modo da impedire l’utilizzo degli smartphone con cui i candidati ricevono dall’esterno i compiti già svolti da copiare,  e prevedendo una maggiore trasparenza nella correzione degli elaborati, con obbligo di motivazione dei voti inferiore alla sufficienza.

L’impressione che dà questa riforma è che non si sia voluto affrontare il nodo cruciale dell’accesso alla professione forense: un esame di Stato mal strutturato e ancora peggio gestito dai consigli dell’ordine, con ampia possibilità di copia di elaborati partoriti all’esterno: il che non solo consente l’acquisizione del titolo di avvocato a persone prive delle conoscenze necessarie per elaborare atti e pareri, ma induce anche scoramento nei giovani meritevoli e disistima all’esterno nella categoria, incapace (ma forse semplicemente poco intenzionata) di concepire un esame corretto, immune da irregolarità, che premi coloro che si siano impegnati in una reale pratica forense e non coloro soltanto abili nell’utilizzo di sistemi illegali di plagio.

 

M.G.A – DIPARTIMENTO PER LA PRATICA FORENSE

Salvatore Alboreo

M.G.A aderisce al Comitato Avvocati per il si al referendum del 17 aprile

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Il 17 aprile c’è un referendum.

Un referendum importantissimo.

Un referendum per decidere se continuare a devastare in eterno i nostri mari alla ricerca di petrolio o se cominciare a costruire un modello di sviluppo più sostenibile e rispettoso dell’ambiente e della vita.

Eppure di questo referendum se ne parla poco.

Anzi, c’è pure chi ha invitato gli italiani ad astenersi, dicendo che questa consultazione mette a rischio migliaia di posti di lavoro e di condannare l’Italia alla “dipendenza energetica”.

Ma questa gente lo sa che se in Italia trivellassimo tutto il trivellabile riusciremmo a coprire il nostro fabbisogno energetico di 13 settimane?

In cambio di cosa? Coste distrutte, mari inquinati, impossibilità di coltivare…

Si dice che il petrolio produce ricchezza e sviluppo.

Chiedetelo agli abitanti della Val D’Agri quanto si sono arricchiti grazie alle trivellazioni.

Invece il turismo produce circa il 10% del PIL, a cui bisogna aggiungere l’agroalimentare, la pesca, la gestione del patrimonio culturale: tutte industrie fiorenti che sono messe a repentaglio dalle trivellazioni selvagge.

Se poi la vogliamo mettere sul giuridico,all’ultima Conferenza sul Clima di Parigi per contenere il riscaldamento globale l’Italia si è impegnata ad abbandonare progressivamente i combustibili e ad avviare una “transizione” verso le energie rinnovabili.

Beh, ti renderai conto che autorizzare la trivellazione libera non sembra proprio un buon inizio di transizione.

Per questo noi di M.G.A non ci stiamo.

La vita non si trivella, si rispetta!

Perciò, dopo aver sostenuto la battaglia della popolazione della Val D’Agri per il diritto a non morire di petrolio, il 17 aprile voteremo SI per gridare il nostro NO alla trasformazione dei nostri mari in un’immensa chiazza nera.

È un dovere che sentiamo radicato nella nostra anima di Avvocati, custodi della Costituzione e dei diritti fondamentali.

Per questo sosteniamo e sottoscriviamo in toto l’appello promosso dal Comitato COMITATO AVVOCATI PER IL AL REFERENDUM SULLE TRIVELLE

Qui trovi il testo dell’appello con le prime sottoscrizioni. Se lo condividi e vuoi sottoscriverlo contatta l’Avv. Goffredo D’Antona goffredodantona@virgilio.it

 

AVVOCATI PER IL SI AL REFERENDUM DEL 17 APRILE

 

Una recente sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli tratta del fondamentale ruolo dei cittadini come primi custodi del territorio nel quale abitano. Il Tribunale Permanente, in particolare, sottolinea come l’art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani laddove prescrive che gli uomini debbano comportarsi con spirito di Fratellanza introduce un principio che ha una valenza anche transgenerazionale. Proprio questo legame di fratellanza con le generazioni future ci impone di agire tramandando un territorio quanto più possibile integro, salubre e vivibile. Il ruolo di garantire l’integrità del territorio spetta ai cittadini che al riguardo hanno un fondamentale ruolo di controllo anche rispetto all’operato dei governi, spesso troppo preoccupati a realizzare politiche economiche di breve periodo, per valutare gli effetti nel lungo periodo di queste stesse politiche. In Italia ne abbiamo numerosi esempi. Basti pensare al polo petrolchimico di Augusta in Sicilia, o Porto Marghera a Venezia, oggi in gran parte improduttivi e dimessi ma che hanno distrutto in maniera irreversibile territori inestimabili: la costiera del mito greco, così come lo sfondo della laguna di Venezia, e che oggi avrebbero avuto un valore turistico inimmaginabile creando, per contro danni enormi alla salute dei cittadini. Si tratta di politiche miopi ed irresponsabili che hanno prodotto un vantaggio economico nel breve periodo e che sono invece disastrose se valutate in un’ottica di lungo periodo. Solo i cittadini possono, attraverso strumenti di democrazia diretta, svolgere l’importante ruolo di custodi del proprio territorio. Attraverso il referendum del 17 aprile i cittadini possono esprimere il proprio dissenso ad uno sviluppo che oltre ad essere dannoso per l’ambiente, non è neanche conveniente da un punto di vista economico. Le riserve di petrolio e gas stimate nei nostri mari equivalgono a pochi mesi di fabbisogno energetico. L’unica vera strada percorribile è quella dell’investimento nelle energie rinnovabili Le modalità di ricerca del petrolio al di là di sempre possibili incidenti sono effettuate utilizzando l’air gun, ovvero spari di aria compressa che generano onde che “leggono” il sottosuolo. Alcuni cetacei e alcune specie di pesce vengono danneggiati con lesioni e perdita dell’udito a causa dell’air gun. Le royalties ( che sono comunque basse ) vengono incassate dallo Stato in relazione al valore del petrolio estratto e non quindi all’impatto ambientale che si crea. Votando Si’ al referendum si permetterà che le concessioni alle compagnie petrolifere, che già hanno trivellato i fondali per estrarre gas e petrolio, non abbiano durata illimitata nel tempo. Abbiamo tutti il dovere di preservare la biodiversità del nostro mare e restituirlo alla sua funzione di habitat naturale di specie animali e vegetali, e valorizzarlo come risorsa per un’economia pulita e sostenibile. Dobbiamo essere noi i custodi del territorio, opponendoci a politici, governanti e speculatori che non hanno alcuna idea di futuro. Come cittadini dobbiamo, anche controllare l’applicazione dei nostri valori costituzionali che vedono la tutela del territorio e del paesaggio (Art. 9) e quella della salute, (32 e segg.) sovraordinate ai rapporti economici contemplati dagli artt. 35 e segg. della Costituzione. Per questo come cittadini ma anche come Avvocati, per rispetto alla Costituzione, andremo a votare e voteremo Si. Per adesioni e informazioni Avv. Goffredo D’Antona goffredodantona@virgilio.it

 

Primi firmatari

 

Goffredo D’Antona Paola Ottaviano Nello Papandrea Nicola Giudice ( Foro di Palermo) Carmelo Picciotto ( Foro di Messina ) Anna Parretta ( Foro di Catanzaro ) Aurora D’Agostino ( Foro di Padova ) Brigitte Lo Curto ( foro di Palermo ) Carlo A. Melis Costa ( cagliaeri ) Catenia Calia ( Foro di Roma ) Chiarella Lagomarsini ( Foro di massa ) Dario Rossi ( Foro di Genova ) Gaia Tessitore ( Foro di Ferrara ) Gianluca Vitale ( Foro di Torino ) Manlio Vicini ( Foro di Brescia ) Marina Aiello ( Foro di Aosta ) Nicolò Vignanello (( Foro di Agrigento ) Stefano Bigliazzi ( Foro di Genova ) Stefano Greco ( Foro di Roma ) Biagio Tighino ( Foro di Catania ) Camarda Rita ( Foro di Catania ) Cinzia Grisiglione ( Foro di Catania ) Cristiano Leonardi ( Foro di Catania ) Emanuela Fragalà ( Foro di Catania ) Filippo Finocchiaro ( Foro di Catania ) Flavia Famà ( Foro di Catania ) Francesca Raiti ( Foro di Catania ) Germana Graceffo ( Foro di Catania ) Giovanni Borgh (Foro di Catania) Giudeppe Fazio (Foro di Catania) Giulia Birritta ( Foro di Catania ) Marcello Marina ( Foro di Catania ) Maria Laura Scuderi ( Foro di Catania ) Massimo Avaro ( Foro di Catania ) Milena Panzera ( Foro di Catania ) Monica Foti ( Foro di Catania ) Oriana calvo ( Foro di Catania ) Pier Francesco Alessi ( Foro di Catania ) Pier Paolo Montalto ( Foro di Catania ) Rossella Zizza ( Foro di Catania ) Sara Catalano ( Foro di Catania )