I GIUDICI SONO SOGGETTI SOLTANTO ALLA LEGGE (MA ANCHE UN PO’ AL PIL)

Qualche giorno fa, il 6 aprile, il sottosegretario alla Giustizia Ferri, passato indenne attraverso tre ministri, da Severino a Orlando passando per Cancellieri, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera.
A parte le falsità governative di prammatica (“è in atto un grande sforzo riformatore del governo, a cominciare dalla giustizia civile e dal processo telematico, per rendere un migliore servizio sia ai cittadini che alle imprese“) quello che ci ha colpiti è un’altra affermazione, che riportiamo testualmente:

È chiaro che ci deve essere anche la consapevolezza del magistrato delle proprie decisioni, la necessità di soppesare, per esempio nel caso di misure cautelari reali, oltre alle sacrosante esigenze di legalità, anche le ricadute sulle società, sull’economia. Se sequestro un’azienda a un mafioso e poi il commissario dello Stato licenzia i dipendenti allora si mina la fiducia dei cittadini nella giustizia, oltre ad avere obiettive ricadute negative in termini economici. Non solo la politica deve farsi carico degli effetti dei provvedimenti che prende.

Si tratta di un’affermazione di una gravità inaudita.

Il Ferri dice ai magistrati: per carità, la lotta alla mafia è una bella cosa; ma se per combattere la criminalità ci dovete far arrabbiare gli elettori e ci dovete far danno all’economia, attenti a voi. Preferiamo tenerci la mafia piuttosto che perdere voti.

E qui, da giuristi, non possiamo che insorgere.
Un governo che inviti la magistratura a non intromettersi nel processo legislativo in relazione ai noti fatti di Tempa Rossa (“La magistratura si rispetta ma basta invasioni di campo nella politica”, ha detto il premier dal pulpito di Classedem), e poi, quasi contestualmente, ingiunga alla medesima magistratura di farsi carico delle conseguenze politiche dei propri provvedimenti, è un governo che sta tentando di fare della funzione giurisdizionale una propria succursale, a proprio uso e consumo, scavalcando in un passo solo Costituzione e codice di procedura penale.
Non è compito della magistratura (pure spesso sensibile alle pressioni del potere, purtroppo) farsi carico delle incapacità del governo in tema di tenuta economica del Paese: e quindi non è accettabile che si chieda al giudice di evitare un sequestro di beni alla criminalità organizzata per le ricadute sociali che essa possa portare con sè.

Gli avvocati di MGA non sono teneri con la magistratura; rifiutano ogni forma di giustizialismo, di antigarantismo, di utilizzo del potere giudiziario a fini di lotta politica. Parimenti, siamo convinti che il diritto, generale ed astratto, debba essere adattato al caso concreto dall’interprete, senza rigidità formalistiche laddove si tratti di bilanciare interessi costituzionali parimenti rilevanti.
Tuttavia, qui la posta in gioco è diversa.

Le affermazioni di Ferri confermano che il governo Renzi, auspicando che non vengano posti in essere provvedimenti giudiziari che possano in qualche modo dispiacere agli elettori, ha in mente una Giustizia piegata al consenso, al mercato, al potere delle lobby finanziarie, al potere del più forte.

Per tutte queste ragioni, MGA non ci sta.

Perchè il diritto non è la ragione del più forte, perchè il rispetto della nostra malmessa Costituzione (che Ferri con le sue avventate affermazioni ha calpestato) è quello che ci resta per scongiurare gli abusi del potere sui cittadini.

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