CASSA FORENSE: DAL 2044 SALDO NEGATIVO. IN FORSE LE PENSIONI DI CHI OGGI HA 40 ANNI

 

Scopo del presente articolo è spiegare, nel modo più chiaro possibile, la spinosa questione della stabilità delle Casse previdenziali dei professionisti e in particolare della Cassa degli avvocati.

Come sappiamo, il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e la crisi economica hanno portato da tempo a un saldo previdenziale complessivo negativo, ovvero l’ammontare della spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni supera l’ammontare  dell’insieme delle entrate contributive e dunque parte della spesa pensionistica del paese è ormai a carico della fiscalità generale.[1]

Tuttavia le Casse dei professionisti non ricevono finanziamenti dallo Stato (anzi sono addirittura soggette a tassazione sulle rendite finanziarie) e devono quindi provvedere al pagamento delle pensioni dei propri iscritti solo ed unicamente con le proprie entrate contributive.

Finora il saldo previdenziale dei  professionisti, anche grazie al boom di laureati degli anni pre crisi 2008, è riuscito nel complesso a mantenersi positivo ma cominciano ad avvertirsi notevoli segnali di inversione di tendenza.

La Cassa dei giornalisti (INPGI) e la Cassa dei geometri (CIPAG) hanno già ora saldi previdenziali negativi preoccupanti, mentre tutte le altre Casse registrano una costante diminuzione del rapporto tra spesa pensionistica ed entrate contributive.

Per le Casse privatizzate ex D.lgs.  509/1994 (tra le quali rientra Cassa Forense), nel 2014 tale rapporto assume un valore pari a 1,67 con una riduzione percentuale dello 3,6% rispetto al 2013[2].  La sottostante tabella[3] fornisce una sintesi circa l’andamento del rapporto tra spesa pensionistica ed entrate contributive all’interno delle due categorie di Casse professionali, quelle privatizzate ex D.lgs. 509/1994 e quelle istituite ex D.lgs . 103/1996.

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Se consideriamo la riduzione dei redditi dei professionisti e il calo delle immatricolazione all’Università, all’orizzonte non si vede alcun elemento che faccia pensare che l’andamento del rapporto spesa pensionistica ed entrate contributive possa migliorare.

Per quanto riguarda il mondo dell’avvocatura, si fa presente che la stessa Cassa Forense nel bilancio consuntivo 2014 ha registrato una notevole diminuzione del reddito medio degli avvocati, che  si attesta  ora a € 38.627 a fronte dei € 51.314 euro del 2007, ultimo anno di crescita del dato. Se si analizza invece la popolazione femminile il reddito medio si ferma ad € 22.247.

Secondo  la stessa Cassa Forense, il fenomeno della forte femminilizzazione che ha caratterizzato sempre più, negli ultimi decenni, la professione forense può costituire un ulteriore elemento critico per gli scenari previdenziali “se è vero come è vero che il reddito medio delle donne avvocato è di circa il 58,33% inferiore a quello dei colleghi uomini.” [4]

Secondo recente pubblicazione di Cassa Forense “I numeri dell’avvocatura 2015” , gli avvocati che si trovano nella fascia di reddito da 0 a 19.857 euro, lordi, sono 120.495 e cioè  il  56,6 % dell’avvocatura italiana.

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Anche sul fronte dei futuri ingressi nella professione forense le prospettive non sono migliori, secondo recenti articoli il calo delle immatricolazione alle facoltà di Giurisprudenza è stato dal 2011 in poi del 35%![5]

In sostanza, fino agli inizi degli anni 2000 le Casse professionali potevano contare su un relativamente basso numero di pensionati e un forte e costante aumento di professionisti iscritti (che potevano pagare le generose pensioni liquidate con il sistema retributivo), ma ora la situazione è completamente cambiata, abbiamo un numero sempre maggiore di pensionati e un sempre minor numero di nuovi professionisti iscritti, per di più con redditi bassi.

Per quanto riguarda Cassa Forense, il recente aumento degli iscritti, come si sa è  da ascrivere unicamente agli effetti del Regolamento attuativo dell’art. 21 della L. 247/2012, per il quale anche i legali con basso reddito un tempo esclusi dall’obbligo di iscrizione alla Cassa oggi sono chiamati a contribuire all’Ente di Previdenza.

I fattori che portano al progressivo peggioramento del rapporto fra spesa pensionistica ed entrate contributive sono tali che l’andamento negativo è confermato persino dall’ultimo bilancio tecnico di Cassa Forense, sebbene sia  stato redatto sulla base delle ipotesi possibili più favorevoli.

Per quanto riguarda i redditi degli iscritti, nel bilancio tecnico  è stato preso come riferimento un costante aumento del PIL e un incremento del reddito legato alla carriera[6],  conseguentemente  è stato possibile ottenere un aumento del reddito futuro dell’avvocatura [7]

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Come si vede l’aumento percentuale maggiore di PIL riguarda gli anni dal 2025 in poi quando  maggiormente cominceranno a sentirsi  gli effetti della discesa della curva demografica

Per quanto riguarda la popolazione complessiva degli avvocati attivi, nel bilancio tecnico è stata adottata una percentuale di cancellazione (del 1% per gli uomini e del 1,7% per le donne)[8] molto bassa, che è basata sul passato, quando l’iscrizione a Cassa Forense avveniva al raggiungimento di determinati parametri reddituali. Come si ammette nello stesso bilancio tecnico, però c’è molta incertezza sul reale tasso di cancellazione in futuro.  Secondo stime molto prudenti sarebbero almeno 8.000,00 gli avvocati che nel corso del 2015 hanno deciso di cancellarsi dall’Albo, perché non erano in grado di pagare i contributi minimi di Cassa Forense.

Sempre per quanto riguarda la consistenza della popolazione attiva, nel bilancio tecnico è stato ipotizzato che i pensionati di vecchia continuino ad esercitare nel 90% dei casi e sino all’età di 90 anni[9],  tanto che è stato previsto che nel 2064 gli avvocati pensionati attivi  saranno addirittura 73.000!!!

I pensionati di vecchiaia costituiscono una fonte di entrata per Cassa Forense, perché, sebbene non siano soggetti ai contributi minimi, pagano comunque il contributo di maternità e i contributi previdenziali in base al reddito effettivo percepito, inoltre per le pensioni di vecchiaia retributiva, con decorrenza dal 1/2/2011, è applicata una graduale eliminazione dei supplementi di pensione, fino alla completa eliminazione dal 2021.

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Ebbene, come detto, nonostante l’ipotizzato aumento dei redditi e della permanenza in attività degli avvocati pensionati (che argina la diminuzione dei nuovi iscritti), il bilancio tecnico mostra una curva del saldo previdenziale in costante discesa, tant’è che dal 2048 il saldo previdenziale sarà negativo, cioè proprio quando l’attuale maggioranza di avvocati (costituita da quarantenni) andrà in pensione.

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Inoltre, nell’appendice del bilancio tecnico  si riconosce che secondo stime più rigorose il saldo previdenziale diventerà negativo già dal 2044

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A tale disavanzo non è pensabile far fronte semplicemente grazie al patrimonio. Anzitutto perché un saldo previdenziale positivo è il più importante elemento di stabilità di un sistema previdenziale che non può contare su finanziamenti da parte dello Stato. E’ evidente che non si può attingere indefinitamente al patrimonio, che secondo la normativa deve svolgere una funzione di garanzia e non può scendere a cinque volte l’intera spesa pensionistica di un anno.

Inoltre la stragrande percentuale del patrimonio delle Casse professionali è immobilizzato (in titoli, obbligazioni, partecipazioni in fondi immobiliari ecc..) e quindi molto difficilmente può essere trasformato, a breve termine,  in denaro liquido per pagare le pensioni.[10]

La Corte dei Conti, nella relazione sugli  esercizi 2012 e 2013 di Cassa Forense, aveva già riconosciuto come delle criticità da non sottovalutare gli anni di saldi previdenziali negativi evidenziati nel precedente bilancio tecnico del 2011.

Pertanto un saldo previdenziale negativo per otto anni (2048, 2051, 2052, 2053, 2054, 2055, 2056 e 2057) risultante anche dal bilancio tecnico del 2015 deve considerarsi un grave e preoccupante  elemento di criticità, soprattutto tenendo in considerazione le ipotesi favorevoli prese in considerazione .

Come già accennato,  il Bilancio tecnico del 2015 è stato elaborato sulla base di ipotesi meno rigorose rispetto a quello del 2011, per esempio come quelle legate ai redditi dei professionisti. Infatti nel Bilancio tecnico del 2011 la  previsione dell’aumento dei  redditi dei professionisti è stata basata  solo sull’inflazione e la produttività, senza incrementi legati alla carriera[11].

Inoltre nel Bilancio tecnico del 2011 si è ipotizzato una permanenza in attività dei pensionati attivi fino a 80[12] e non sino a 90 anni.

Il tasso di cancellazione adottato nel bilancio tecnico del 2011 è stato più alto, per l’esattezza 1,6% per gli uomini e 2,8% per le donne[13], contro 1% per gli uomini e l’ 1,7% per le donne adottato nel bilancio tecnico del 2015.

Ultimo dato che completa lo scenario a dir poco preoccupante è il rapporto tra pensionati e iscritti. Nel 2051 tale rapporto sarà quasi di uno a uno, per l’esattezza 1,29.  Si avranno infatti nel complesso 121.001 pensionati contro 156.678 avvocati non pensionati.

Infatti dalle tabelle dell’allegato del bilancio tecnico 2015, risulta che nel 2051 avremmo  44.664 pensionati attivi maschi, 58.273  pensionati attivi femmine, 8134 pensionati maschi non attivi e 9930 pensionati femmine non attivi, per un totale di 121.001 contro 68.366 attivi maschi e 88.312 attivi femmine.

Ora che siamo ancora in tempo dobbiamo assolutamente rivedere il sistema delle Casse professionali e correre ai ripari, senza aspettare quando ormai sarà troppo tardi.

 

Note

[1] Nel 2014 la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni è stata pari a 216.107 milioni di euro, nello stesso anno le entrate contributive, comprensive dei trasferimenti per coperture figurative, sgravi e agevolazioni contributive, sono risultate pari a 189.595 evidenziando così un saldo negativo tra contributi e prestazioni di 26.512 milioni con un incremento del 4.95% rispetto al disavanzo di 25.262 milioni di euro del 2013. Fonte : IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali.

[2] IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, pag 43.

[3] trattata da IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, pag 43.

[4] Dal Bilancio consuntivo 2014 di Cassa Forense pag. 11

[5] “Giurisprudenza perde «appeal»: in quattro anni calo del 35% di iscrizioni” ilsole24ore del 16/3/2016; “La grande fuga dall’università” La Repubblica del 16/01/2016

[6] Nel precedente Bilancio tecnico del 2011 era stato escluso l’incremento del reddito legato alla carriera e non era stato preso come riferimento le previsioni sul PIL

[7] Relazione del Bilancio Tecnico del 2015, pag. 23

[8] Relazione del Bilancio Tecnico del 2015, pag. 21

[9] Relazione del Bilancio Tecnico del 2015, pag. 23

[10]“ Il totale degli attivi (patrimonio) delle Casse di Previdenza è pari a circa 65,5 miliardi alla fine del 2014 con una crescita di quasi 5 miliardi rispetto all’anno precedente. La composizione percentuale degli investimenti è la seguente: 12% in liquidità, 28% in titoli di Stato ed altri titoli di debito (obbligazioni), 4% titoli di capitale (azioni), 15% OICR, 26% immobili detenuti direttamente e partecipazioni in società immobiliari, 1% polizze assicurative e 14% altre attività (crediti etc.). Si evidenzia che l’80,3% degli investimenti in titoli di stato riguarda titoli emessi dallo Stato Italiano. In aggiunta, il 36,2% degli investimenti in OICR è stato allocato in fondi immobiliari.”  IL BILANCIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO, Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2014, a  cura del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, pag. 48

[11]  Relazione Bilancio tecnico 2011, pag. 26

[12] Relazione Bilancio tecnico 2011, pag . 23

[13] Relazione Bilancio tecnico 2011, pag.  27

 

MGA Dipartimento Previdenza – il responsabile Antonino Garifo

 

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Un pensiero su “CASSA FORENSE: DAL 2044 SALDO NEGATIVO. IN FORSE LE PENSIONI DI CHI OGGI HA 40 ANNI

  1. AvvLuanaElia ha detto:

    L’ha ribloggato su Il Laboratorio Legalee ha commentato:
    Un’analisi di una lucidità ed un’obiettività disarmanti. Si disarmanti, perché di fronte a simili conclusioni non ci resta che scegliere finalmente da che parte stare, se dalla parte dei dormienti e fingere che vada tutto bene, o dalla parte di quelli che si vogliono dar da fare, per cambiare lo stato di cose esistenti. Sveglia Colleghi!

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