RENZI E ORLANDO, ADESSO BASTA

Ci vuole un’Italia che corre e che fa le cose e non che ingrassa i conti correnti degli avvocati per le varie cause.” Queste le parole del premier Renzi che da due giorni agitano il dibattito forense in rete.

Riflettiamo su queste parole, cui è seguito il silenzio assordante e significativo del Ministro della Giustizia.

Non vogliamo sprecare tempo a spiegare al presidente del consiglio quello che certamente sa già bene: che gli avvocati sono sempre più poveri, che i costi della professione sono altissimi, che la difesa è funzione costituzionale e non un modo come un altro per fottere il prossimo.

Questo è già stato detto ottimamente da altri.

La frase di Renzi è importante perché non è una battuta detta a caso.

La frase di Renzi esprime in modo chiaro per chi sa concatenare gli eventi un disegno politico in corso di realizzazione.

Al di là della immediata reazione emotiva all’utilizzo di un demagogico luogo comune ai danni della nostra categoria in difficoltà, ciò che colpisce è che nelle parole del presidente del Consiglio è il processo stesso ad essere luogo deteriore, dilatorio, ostacolo dello sviluppo e del progresso. Un momento di debacle dell’efficientismo governativo della narrazione renziana.

Il processo, in questa narrazione, smette di essere luogo della tutela dei diritti lesi e dell’accertamento delle responsabilità penali, per diventare una sorta di palla al piede per l’azione dell’esecutivo; gli avvocati, ovviamente, privati opportunisti che lucrano sull’anomalia.

L’apparato comunicativo di Renzi e in parte dello stesso ministro della Giustizia Orlando stanno costruendo, in piena logica populista, un altro nemico: la giurisdizione statale.

Se la giurisdizione è un ostacolo allo sviluppo, il cittadino troverà saggio, da buon amministratore, ridurne la dotazione di risorse, rendere più complesso e dispendioso l’accesso al processo statale, peggiorare le condizioni di lavoro degli operatori del comparto, renderne i meccanismi farraginosi, lunghi, inefficienti: al nemico vanno tagliate le gambe. In questo quadro si inserisce alla perfezione l’inversa tendenza alla valorizzazione dei sistemi alternativi di risoluzione delle controversie. La giustizia deve, per Renzi e compagni, virare decisamente verso luoghi privati: dove non si tutelano diritti, ma si compongono controversie negoziando sui diritti.

Attaccare gli avvocati in questo quadro è funzionale al risultato di creazione artata del nemico.

Girare sugli avvocati e sul personale giudiziario la responsabilità degli effetti deteriori visibili della delegittimazione dolosa del processo statale è gioco facile e populista: gli impiegati, fannulloni, gli avvocati ricchi truffatori del cittadino in buona fede, diventano gli unici responsabili del processo che non funziona, della giustizia che non arriva.

 Le cose, evidentemente, non stanno così. Al contrario, avvocati e operatori giudiziari sono le prime vittime del disegno dell’esecutivo: i primi, nella loro maggioranza, pagano le spese delle disfunzioni direttamente, in termini reddituali ed esistenziali; i secondi, che si trovano a gestire con fatica inane una macchina volutamente privata di fondi e di risorse umane essenziali.

Quello che fra l’altro Renzi tace è che il contenzioso giudiziario, ben lungi dall’essere alimentato dalla classe forense come vuole il luogo comune, ha gran parte della sue radici nella stessa legislazione italiana, scoordinata e disorganica; e che la lunghezza del processo civile deriva dalle carenze strutturali di un comparto che, al contrario di quanto questo governo vorrebbe, ha necessità profonde di riorganizzazione strutturale e di investimenti.

Gli avvocati di MGA non ci stanno.

Né a consentire di essere strumentali al disegno descritto, lasciando passare sotto silenzio le affermazioni false e fuorvianti di Renzi; né ad accettare tacendo la demolizione della giurisdizione statale. Che, al contrario, in un sistema maggioritario deve essere oltremodo valorizzata, per fare da argine a difesa dei diritti, nell’aggiramento di fatto della separazione fra potere legislativo e potere esecutivo cui stiamo assistendo in questi anni, e che agendo da blocco unico sta erodendo sempre più lo spazio lasciato ai diritti, in favore di una logica mercantilistica e soggetta al capitale.

mga martelli

Per questo gli avvocati di MGA, gli operatori giudiziari, i magistrati onorari, i cittadini delle associazioni saranno a Roma il 18 marzo al Ministero della Giustizia.

Perché il disegno va svelato, e fermato.

Per noi, per le nostre vite, perché senza tutela dei diritti non ci sono diritti, e senza diritti non c’è democrazia.

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