IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO: dagli ermellini al Giudice di Pace di Torre Annunziata

La giurisdizione ha bisogno di autorevolezza. Senza autorevolezza non ha credibilità. E’ in questo terreno che si gioca la sua rispettabilità e quindi la sua stessa funzione.
Non a caso nelle società delle origini i giudici aveva anche un ruolo sacerdotale, traevano la forza del proprio potere dal dialogo diretto con la divinità, il che, in una società fortemente religiosa ,voleva dire la fonte primaria di senso, di vita e di morte, entro cui la giustizia appariva l’artefice massimo, seconda solo al destino stabilito dagli dei.
La società nei secoli che ne sono seguiti ha assunto diverse forme, si è aperta ad idee più laiche, più partecipate, ma fino a pochi decenni or sono in tribunale si giurava ancora, e si giurava sui libri sacri.
Il metus, che è insieme paura e rispetto, rappresenta il riconoscimento di qualcosa più grande, qualcosa a cui riconosciamo credito, e per questo obbedienza.
Senza questo elemento il sistema non può funzionare, rimettersi alla sola forza cogente della legge è giustizialismo, da far west, che non può reggersi in una società evoluta, e per il quale tra l’altro siamo non adeguatamente organizzati, né sotto il profilo delle strutture, e neppure sotto quello degli uomini.
Occorre quindi ristabilire l’autorevolezza della funzione, sia per quanto riguarda i giudici, che per quanto riguarda i cancellieri e gli avvocati.
Certamente l’autorevolezza proviene dalla qualificazione delle persone, dalla loro integrità, dalla loro capacità umana e culturale di svolgere adeguatamente questo delicato ruolo di raccordo tra il cittadino e lo Stato, tra lo spazio privato dell’animo umano e quello pubblico, collettivo, di regole.
Ma tutto questo, che è già tanto, da solo non basta.
In Francia e nel mondo anglosassone in tribunale tutti indossano la toga.
Noi in Italia siamo più “moderni”, la toga solo per le corti superiori, per il resto tutti, giudici e avvocati si vestono civilmente.
Ho iniziato questa professione nel 1990, e un anziano avvocato mi parlava del “diritto di tocco”, il diritto di tenere su in testa il cappello innanzi ad un giudice, riconosciuto agli avvocati, ma non al pubblico, e si lamentava che fosse stato perduto, e si lamentava, trovava inconcepibile che in Pretura, gli avvocati dovessero fare la fila fuori alla porta chiusa di un giudice, costituendo un turno impilando i fascicoli cartacei su di una sedia.
Era un decano, e nei suoi occhi vedevo un rispetto del ruolo che è poi un senso fondante della nostra professione.
Siano arrivati a svolgere funzioni delicate, come l’escussione dei testi in una causa civile, seduti sulle scale condominiali dei palazzi in cui avevano sede gli uffici, i fascicoli si reperiscono in alcuni casi nei bagni degli uffici, le udienze prive di gestione e di programmazione affollano oltre il limite di umana tollerabilità stanze già di per esse inadeguate.
Il ministero dispone l’accorpamento degli uffici, con la pretesa astratta di risparmiare, e i traslochi si verificano in strutture spesso già insufficienti, non dotate di suppellettili adeguate, in cui non si è disposto il personale umano in misura sufficiente.
Come abbiamo purtroppo assistito con l’ufficio del giudice di pace di Torre Annunziata.
957 udienze rinviate in uno stesso giorno.

ius
Ora gli avvocati sono chiamati ad assemblea, probabilmente si deciderà un’agitazione.
Ma il problema rimane quello di un sistema che ha perso decoro, che non si presenta più agli occhi del suo destinatario finale, il cittadino, come autorevole, organizzato, efficiente, in una parola credibile.
Non si può procedere per rappezzi, piccoli o grandi, ma continui e disarticolati, è più che mai indispensabile un ripensamento complessivo che dia la giusta collocazione ad una funzione e un ruolo che non possono espungersi verso la soluzione privata delle controversie.
Quale che sia il modello legale acciò predisposto.
Ben venga la capacità degli uomini di trovare ragionevoli mediazioni dei propri interessi, ma lo Stato deve svolgere il suo ruolo di collante sociale, senza il quale non esiste.
Senza questa funzione, si perde la maggior parte del senso di uno Stato,che per ora appare soprattutto il Grande Esattore.
Per questo occorre aderire alla grande mobilitazione indetta a Roma da MGA, per tutto il comparto giustizia, per chiedere al governo che la giustizia sia di nuovo collocata al posto le compete, il centro della vita istituzionale.
Sandra Paturzo- referente Mga per il Foro di Torre Annunziata

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