LA RASSEGNAZIONE NON E’ ROBA PER CHI PORTA LA TOGA.

Mi sono trovata a fare l’avvocato per una strana congiuntura che non sto qui a dirvi.
Non ero nata per fare questo. Non ho avuto la vocazione.
MI piaceva il diritto penale, questo sì; ma in generale il diritto pubblico, ero una strana idealista, a quell’età.
Non sono di quelli che SONO avvocati; no, io FACCIO l’avvocato. E’ il mio lavoro.
Ma mi ricordo di averlo fatto con passione ed emozione.
Ricordo il primo pomeriggio nello studio del mio maestro.
Ricordo le prime ricerche di giurisprudenza, sulle banche dati pezzottate che i clienti senegalesi mi portavano in cambio di qualche controllo all’ufficio stranieri
Ricordo la prima perquisizione, la prima convalida di arresto, la prima volta al carcere, quell’interrogatorio notturno dallo strano sapore, le notti a studiare, il piacere della sfida, la prima assoluzione, il peso di certe decisioni, tutte le sconfitte, una per una, quelle bruciano per sempre e non te le scordi.
Ricordo le prime lacrime delle mogli, i dialoghi a gesti con certi africani, il freddo maledetto di quel carcere, le spontanee dichiarazioni di un imputato che mi fecero pensare, nella notte di quell’udienza in aula bunker: “ecco, questo è un uomo.”
Colleghe, a voi un uomo ha mai dedicato un atto d’appello?
A me sì. Ed è stato uno dei regali più belli che io abbia mai ricevuto. Ora quell’uomo è lontano, ma quell’appello ponderoso, rilegato con la spirale e la copertina verde, è sempre accanto alla mia scrivania.
Ecco, faccio l’avvocato, non sono avvocato.

Ma fare l’avvocato è un pezzo importante della mia vita.
E nessuno, dico NESSUNO, può invitarmi a smetterla; nessuno può stabilire se posso o non posso continuare a farlo in base alla mia linea telefonica, o al numero di cause che tratto, o in base alla metratura del posto dove ricevo i clienti.
Nessuno può calcolare la mia passione, la mia serietà, la mia competenza nè a metri quadri, nè chiedendo lumi a Telecom, nè contando i punticini guadagnati in convegni di basso livello.
Ho diritto e dovere di lottare, per converso, per ottenere tribunali che funzionino, tempi di pagamento certi, luoghi di lavoro sicuri e non a rischio crollo, un apparato amministrativo dotato del personale necessario.

Non sono avvocato, faccio l’avvocato. E ho imparato, facendolo, a lottare per i diritti di tutti. Anche per i miei, anche per i vostri.
Abbiate coraggio, uscite dalle case, uscite dagli studi, venite con noi.
La rassegnazione non è roba per chi porta la toga.

Roma, 27/02, Ministero della Giustizia: se avete voglia di continuare a lamentarvi su facebook o nei corridoi dei tribunali potete anche non ricordarvi di questa data, ma se, come noi, avete voglia di lottare, allora ci piacerà vedervi al nostro fianco, ed insieme la nostra voce sarà così forte, che il Ministro ci dovrà sentire. https://www.facebook.com/events/553007078189387/

Valentina Restaino
Tesoriere nazionale M.G.A.

2076733-21646926

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