Per una vera tutela dei “collaboratori di studio”

LOCANDINA-19-GIUGNO

Con questo post scoprirai quanto è importante e necessario tutelare una particolare categoria di avvocati: quelli “economicamente dipendenti”.

Dipendenti da chi? Semplice: da un altro avvocato che li inserisce nel proprio studio e li assoggetta a direttive da seguire, orari da rispettare, assenze da giustificare,…in cambio di un compenso fisso.

Sono quegli avvocati chiamati solitamente “collaboratori di studio”, che conseguono la gran parte del proprio reddito da un unico committente, cioè il collega titolare dello studio.

Forse penserai che si tratta di un fenomeno marginale, perché magari pensi che il “vero” Avvocato è quello “libero”.

Spiacenti: la realtà è diversa!

Secondo la ricerca della CGIL “Vita da Professionisti”, la nostra è tra quelle categorie di lavoratori autonomi a maggiore rischio di subordinazione economica. Tra di noi si registrano infatti il maggior numero di casi in cui il professionista deriva più dell’ 80% del proprio reddito da un unico committente.

Come se non bastasse, la stessa Cassa Forense ha ammesso che il numero di avvocati economicamente dipendenti è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni.

Capito chi sono, come se la passano gli avvocati “economicamente dipendenti”?

Male, te lo diciamo noi. Sai perché? Non vengono assunti con nessun contratto: sono dei semplici “collaboratori di studio” di cui il titolare si serve finché li reputa utili alla propria attività. Qualora poi non voglia più continuare la collaborazione, può tranquillamente allontanarli su due piedi. E non importa se questo significa privarli di colpo o quasi di tutti i loro redditi.

Beh, potrai pensare che, pur potendo essere buttati fuori da un momento all’altro, almeno percepiscono un buono stipendio.

Dipende: il compenso lo stabilisce il titolare dello studio: prendere o lasciare!

In altre parole, la loro vita professionale (e non solo) è rimessa totalmente nelle mani e nella buona volontà del professionista che li assume nel proprio studio!

Allargando lo sguardo, ti accorgi poi che questi problemi di “dipendenza economica” sono comuni a tutti i lavoratori autonomi.

Tanto è vero che la stessa Unione Europea ha avvertito il problema dei lavoratori autonomi economicamente dipendenti.

Il Comitato Economico e Sociale Europeo nel 2013 ha emanato un parere dedicato proprio al tema dei lavoratori autonomi economicamente dipendenti. L’Organismo tra, l’altro ha specificato che le categorie più frequentemente utilizzate per il lavoro autonomo economicamente dipendente sono proprio i liberi professionisti tradizionali “come medici ed avvocati”.

Più chiaro di così!

Il Parlamento Europeo, poi, con una risoluzione del 2014 ha sancito la necessità di protezioni sociali per tutti i lavoratori autonomi, compresi quelli economicamente dipendenti.

Tra i singoli Stati, nel 2007 la Spagna ha adottato un vero e proprio “Statuto del lavoro autonomo”.

Si tratta di una legge che prevede un sacco di cose interessanti per i lavoratori autonomi: diritti collettivi e rappresentanza sindacale, equo compenso, tutela contributiva…

La legge poi dedica il Cap. III proprio ai lavoratori autonomi “economicamente dipendenti”, cioè quelli che derivano il 75% dei propri redditi da un unico committente.

Lo Statuto riconosce a questi lavoratori solo un limitato bagaglio di diritti, ma contiene comunque alcuni spunti interessanti, come la necessità di un contratto scritto da registrare obbligatoriamente presso un pubblico ufficio.

E l’Italia? Come se la passa? Per la verità il dibattito c’è, e noi di M.G.A ci siamo dentro.

Da più parti si auspica che ci sia una disciplina dei lavoratori autonomi “economicamente dipendenti”, definiti come quelli che svolgono continuativamente la propria attività per un unico committente e da cui derivino il 75% dei propri compensi.

C’è chi ritiene che ci troviamo di fronte ad una nuova forma di lavoratori subordinati.

Per la verità, anche noi siamo d’accordo. Per questo riteniamo necessaria un’assunzione che non avvenga con una pacca sulla spalla, ma con un vero e proprio contratto scritto soggetto alle varie comunicazioni previste dalla legge; la recedibilità solo in presenza di una giusta causa; il riconoscimento di diritti collettivi e sindacali l’applicabilità delle leggi sulla salute e sicurezza sul lavoro; il diritto ad un equo compenso…

Belle idee, ma applicabili agli avvocati?

Noi siamo convinti di si, pur con tutte le peculiarità della nostra professione. Basterebbe coordinare la competenza degli Ordini con quella delle Direzioni del Lavoro, riferire l’equo compenso ai nostri parametri, etc…

Secondo Cassa Forense, invece il problema della “tutela sociale dell’avvocato economicamente dipendente non si pone in quanto la tutela previdenziale è assicurata dalla Cassa Forense”.

Ora, a parte che “tutela previdenziale” non è la stessa cosa di “tutela sociale”, quello che ci chiediamo è …come assicura la tutela la Cassa?

Con forme di sostegno al reddito quando l’avvocato economicamente dipendente viene “licenziato” dallo studio dall’oggi al domani?

Impugnando il recesso perché “ingiusto”?

No, semplicemente continuando a chiedere il versamento dei contributi!

Qualcuno poi pensa che gli avvocati economicamente dipendenti non abbiano diritto a queste tutele perché la nostra Legge Professionale prevede l’incompatibilità tra la subordinazione e l’attività forense.

Anche questo problema si supera facilmente: cambiamo la legge professionale!

Sai, non stiamo mica parlando delle Tavole della Legge, ma più semplicemente di una legge del Parlamento italiano tranquillamente modificabile, soprattutto quando stiamo davanti ad una norma che sopravvive dal 1933!

D’altro canto, il senso del divieto di attività subordinata era stato concepito per tutelare l’indipendenza dell’avvocato dal cliente, non da uno studio legale.

Perciò crediamo che sia giunto il momento di:

  • prevedere una normativa che tuteli i lavoratori autonomi economicamente dipendenti, riconoscendo loro il diritto ad un contratto in forma scritta; la recedibilità solo per giusta causa, etc…

  • riconoscere ai lavoratori economicamente autonomi diritti collettivi e rappresentanze sindacali;

  • estendere questa normativa anche agli avvocati economicamente dipendenti, superando l’incompatibilità con l’esercizio della professione in forma subordinata.

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