Dietro quelle sbarre ci sono esseri umani!

carceri, coalizione sociale

“Il grado di civiltà di un paese si misura dalle condizioni delle sue carceri” (Voltaire)

Siamo avvocati. Il nostro mestiere e la nostra missione è difendere i diritti. Per primo quelli più importanti: i diritti umani.

A proposito, lo sai che “nessuno può essere sottoposto a punizioni o trattamenti crudele, inumani e degradanti?”

E’ scritto nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e lo “impone” la Convenzione Europea dei Diritti Umani.

Quel “nessuno” vale per tutti, anche per i detenuti.

Purtroppo in Italia sembra che le cose non vadano così.

Il perenne sovraffollamento, i costanti disservizi, fino ad arrivare agli abusi e violenze, rendono il sistema carcerario italiano un “brodo di coltura” delle violazioni dei diritti fondamentali.

Questa non è solo la nostra opinione, ma quella dei giudici della Corte Europea dei Diritti Umani. La famosa “sentenza Torreggiani” del 2013 ha definitivamente chiarito che il “malfunzionamento cronico” del sistema penitenziario contrasta con il diritto di tutti a non essere sottoposti a pene o trattamenti disumani o degradanti.

Le misure recentemente adottate dalle autorità italiane per risolvere la perenne “emergenza-carceri”, pur essendo positive, non risolvono definitivamente il problema.

Tra l’altro, queste misure sono in parte rimaste sulla carta: ad oggi, infatti, non è stato ancora istituito il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Ciò che occorre è ripensare totalmente il sistema delle pene: il carcere non è e non può essere l’unica e/o la principale risposta ai reati. Bisogna prevedere pene diversificate a seconda della tipologia del reato. Bisogna che tali pene mirino a rieducare effettivamente il detenuto o quantomeno riparare il danno commesso nei confronti delle vittime o della collettività. Lo stesso carcere, poi, non è un “ansiolitico sociale” per placare il panico da sicurezza collettivo: è il luogo dove poter sottoporre i detenuti a percorsi di riabilitazione e rieducazione.

Sono necessarie inoltre misure che affermino la responsabilità degli agenti delle forze di polizia e di tutto il personale (medici, funzionari) che siano responsabili di abusi e violenze nei confronti dei detenuti. I casi di Mastrogiovanni, Aldovrandi, Cucchi,Uva gettano una luce inquietante su ciò che accade nelle carceri. La condizione di detenzione o di fermo non sono sentenze di condanna a morte. Garantire la trasparenza dell’operato delle forze dell’ordine ed introdurre strumenti normativi, come il reato di tortura, che mirino a prevenire e punire gli abusi servono a garantire le stesse forze di polizia e la loro opera di tutela della sicurezza.

Chiediamo inoltre che alle stesse forze dell’Ordine siano adeguatamente preparati a impiegare metodi non letali e a ricorrere all’uso della forza e delle armi solo in caso di assoluta necessità, in modo legittimo e proporzionato.

Lo sappiamo cosa stai pensando: pensi che tutte queste affermazioni siano il frutto di menti “teoriche” e completamente “avulse” dalla realtà.

Spiacenti di dirtelo, ma siamo molto più ancorati alla realtà di quanto possa apparirti.

Esistono fior di esempi in Italia e nel mondo che dimostrano come un sistema carcerario e penitenziario rispettoso della dignità dell’individuo garantisca molto di più la sicurezza della collettività di uno fondato sugli abusi. Per rendertene conto ti basta vedere il crollo del tasso di recidiva che si realizza in questi casi. In Italia, invece, quel tasso è altissimo.

Perciò, se pensi che il tuo compito sia difendere i diritti,

se ci tieni a difendere la tua sicurezza,

unisciti a noi  nella nostra campagna per chiedere la fine degli  abusi, sempre e comunque!

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2 pensieri su “Dietro quelle sbarre ci sono esseri umani!

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