Sullo schema di Regolamento ex art. 21 comma 1, il parere di M.G.A. è negativo.

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OSSERVAZIONI di M.G.A.
sullo schema di decreto del Ministro della giustizia concernente “Regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione, a norma dell’articolo 21, comma 1, della legge 31 dicembre 2012, n. 247”.

Sin da quando la legge professionale doveva ancora vedere la luce, ed era ancora il disegno di legge AC3900, MGA ha manifestato la sua assoluta contrarietà ad una regolamentazione che recava in sé evidente il progetto di una netta riduzione del numero degli avvocati sulla base di criteri reddituali o comunque lesivi dell’essenza stessa dell’attività libero-professionale, per sua natura libera e autonoma.

Non è possibile individuare dei criteri con cui stabilire se un avvocato eserciti la professione in maniera effettiva, continuativa, abituale e prevalente, proprio in ragione della caratteristiche tipiche della professione; a maggior ragione se si considera che una parte non marginale dell’avvocatura svolge la propria attività in condizioni di sostanziale subordinazione alle dipendenze di altri avvocati, senza alcun riconoscimento, a tutt’oggi, né contrattuale nè legislativo.

Siamo sempre stati contrari ad ogni tentativo di selezione censitaria della categoria, e siamo sempre stati contrari ad ogni tentativo legislativo e regolamentare di costringere l’Avvocatura in perimetri dai quali deve invece restare fuori, perché l’Avvocatura per essere tale, deve essere libera.

L’art. 21 comma 1 della 247/12, a giudizio di MGA, è lo specchio di una volontà politica precisa, che non è quella – come pure si è tentato di far passare – di espungere dagli albi coloro che fossero avvocati solo sulla carta. Al contrario, alla luce dei requisiti indicati nel regolamento e della pretesa della loro contemporanea sussistenza, si rende palese l’effettivo intento della legge professionale: quello di consentire l’esercizio della professione solo ad un ristretto numero di colleghi non toccati dalla crisi economica o comunque dotati di una solidità professionale impensabile per molti di noi.

MGA stigmatizza l’intento selettivo sopra descritto: lontano da qualsiasi parametro che abbia a che fare seppure lontanamente con la competenza e il merito, lesivo della dignità e dei diritti di esistenza e di sopravvivenza di cittadini che, fuori dai recinti artificiosi del regolamento, di fatto esercitano con impegno e fra mille difficoltà l’unica professione che conoscono e che consente loro di sopravvivere.

Nessuno dei criteri individuati nello schema di regolamento è pertanto accettabile.

Non è accettabile quanto stabilito dall’art 2 comma 2 lett. a), perchè è avvocato anche colui che di partita iva non è titolare, per non esservi obbligato dalla normativa fiscale.

Non è accettabile quanto stabilito dall’art. 2 comma 2 lett. b), perchè l’uso di locali o l’utenza telefonica non sono indispensabili all’esercizio di una professione intellettuale.

Non è accettabile quanto stabilito dall’art. 2 comma 2 lett. c), perché è avvocato anche colui che decide liberamente di trattare in un anno anche quattro affari, o anche tre, due o nessuno.

Non è accettabile quanto stabilito dall’art. 2 comma 2 lett. d), perché la titolarità di un indirizzo di posta elettronica certificata, non può e non deve essere un requisito che possa concorrere in qualsiasi maniera alla cancellazione dall’albo professionale.

Non è accettabile quanto stabilito dall’art. 2 comma 2 lett. e),  perchè è avvocato anche il professionista che scelga di aggiornarsi autonomamente e di sottostare alle conseguenti sanzioni disciplinari.

Non è accettabile quanto stabilito dall’art. 2 comma 2 lett. f),  perchè la polizza assicurativa è finalizzata a tutelare l’assistito e non può essere un indice di valutazione dell’esercizio della professione.

Non è accettabile quanto stabilito dall’art. 2 comma 2 lett. g) ed h) perché questi requisiti hanno una declinazione reddituale, ed il parametro reddituale è espressamente escluso dall’art. 21 comma 1, e perche è intollerabile che gli avvocati siano selezionati sulla base del censo.

Per questi motivi il parere di MGA sullo schema di decreto del Ministro della giustizia concernente “Regolamento recante disposizioni per l’accertamento dell’esercizio della professione, a norma dell’articolo 21, comma 1, della legge 31 dicembre 2012, n. 247”, è negativo, ed evidenziamo la necessita di avviare un processo di modificazione della Legge professionale, cosi come stabilito in occasione del XXXI Congresso Nazionale Forense.

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