I fatti di Roma del 27/02: tra Piazza Cavour e l’arroganza di Cassa Forense.

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Le modalità di svolgimento della manifestazione del 27 sono state concordate con la Questura al termine di una negoziazione durata oltre quindici giorni.
In origine, avevamo previsto delle modalità differenti, come è noto; alla fine con la Questura si è concordato quanto segue: 1) Speakers’ Corner in Piazza Cavour, dinanzi alla Corte di Cassazione 2) ad una delegazione, al termine dell’evento, con scorta della Polizia (neanche fossimo dei pericolosi criminali o dei terroristi), sarebbe stato consentito l’accesso presso la Cassa Forense per un incontro con il Presidente.
Di tutto questo Cassa Forense non poteva non essere al corrente sia perche la Questura e la Digos, così come ha contattato noi, ha presumibilmente contattato anche lei, sia perché si stava concordando un incontro di cui ambo le parti dovevano essere informate.
La nostra giornata, dopo l’incontro con la Cassa, prevedeva poi alle 15:30 l’incontro con le altre associazioni, come da avvisi pubblicati e come poi è avvenuto.
Il Pres. Nunzio Luciano, nei giorni precedenti la manifestazione, mi ha telefonato due volte. Nell’ultima telefonata gli confermavo la nostra disponibilità ad incontrarlo nel primissimo pomeriggio del 27, compatibilmente con l’evento fissato per le 15.30 in altra zona di Roma e soprattutto con le esigenze della Questura con cui, ovviamente, si sarebbe dovuta concordare ogni modifica del protocollo.
Il giorno 27/02, alle ore 7:30 circa siamo andati presso la sede della Cassa Forense per affiggere dei manifesti e dei palloncini.
L’affissione è avvenuta sui muri della Cassa e sulla vetrata, i palloncini sulle ringhiere; abbiamo infatti evitato di affiggerli sui muri del contiguo condominio, proprio per evitare qualsiasi problema con terzi (era presente anche una persona che forse ne era il portiere).
Terminata l’affissione, mentre stavamo andando via per allestire Piazza Cavour, ci siamo accorti che un uomo in giacca e cravatta, qualificatosi poi dipendente della Cassa Forense, con un appuntito coltello da cucina (del genere di quelli usati per tagliare l’arrosto) stava facendo scoppiare i palloncini e stava strappando i nostri manifesti.
Ci siamo avvicinati per chiedere spiegazioni e costui ci ha riferito di aver ricevuto specifici ordini in tal senso e che non era possibile alcun tipo di affissione, profferendo le testuali parole : “questi muri non sono roba vostra”; noi, precisando che, al contrario, quei muri sono proprio roba nostra, lo abbiamo pregato di non distruggere il nostro materiale che avremmo asportato noi stessi con cautela. Ignorando le nostre legittime richieste, l’impiegato ha proseguito nella sua opera di distruzione.
Poco dopo è passato (per caso perché diretto al bar) il Presidente Luciano al quale abbiamo chiesto di poter affiggere almeno un manifesto: la risposta è stata negativa “perche il condominio non vuole”, ci ha detto.
Voglio precisare che sia i palloncini che i manifesti erano attaccati in modo da non danneggiare in alcun modo muri, finestre e ringhiere posto che avevamo utilizzato semplice scotch trasparente.
Dopo averci risposto, il Presidente di Cassa ci ha chiesto di seguirlo al bar per offrirci il caffè.
Noi abbiamo rifiutato perché ormai erano le 8.30 e dovevamo allestire piazza Cavour, ma ci saremmo visti dopo all’incontro concordato.
Nel frattempo i problemi con il dipendente della Cassa aumentavano perchè costui, in modo minaccioso e beffardo, continuava a rompere palloncini e manifesti.
Uno di noi, a quel punto, ha raggiunto il Presidente nel vicino bar per chiedergli di lasciarci almeno il manifesto affisso alla vetrata della Cassa Forense, ma anche a questa piccola richiesta è stato opposto un netto rifiuto.
Mentre ci stavamo allontanando è arrivato il primo blindato della polizia che si è posizionato presso uno dei due ingressi della Cassa Forense. Infatti l’altro ingresso, di solito sempre aperto, stranamente quella mattina era chiuso e il portiere dello stabile ci ha riferito che eccezionalmente lo sarebbe rimasto per tutto il resto della giornata.
Sopraggiunti in Piazza Cavour notavamo che erano già presenti diversi blindati della Polizia, dei Carabinieri nonché poliziotti in divisa ed in borghese, con cui più volte ci siamo relazionati per i vari passaggi organizzativi e tempistici, soprattutto quelli relativi alla delegazione che avrebbe dovuto raggiungere successivamente il Presidente di Cassa Forense.
Ci siamo sempre adeguati alle necessità ed esigenze delle Forze dell’Ordine: da questo punto di vista voglio e vogliamo sottolineare l’estrema professionalità degli agenti di Polizia che crediamo abbiano ben compreso le ragioni della nostra manifestazione.
Verso le ore 13:00 è terminata la manifestazione e, come da programma già concordato, gli agenti della Polizia si sono preparati e ci hanno raggiunto per partire con la delegazione. In quel momento un poliziotto della Digos ha comunicato con la ricetrasmittente che stavamo in partenza per la Cassa.
Mi hanno identificato, mi hanno chiesto l’identità degli altri componenti della delegazione (io, Rosella Lisabettini, Valentina Restaino, Riccardo Orsini, Gerardo Romei, Francesco Ricciardi dell’Associazione Forense ADU).
Gli agenti erano in contatto radiofonico con i loro colleghi presenti sotto la Cassa Forense, infatti li ho personalmente ascoltati non solo quando riferivano i miei dati, successivamente all’identificazione, ma anche della preparazione della delegazione e della sua partenza da Piazza Cavour.
Noi tutti eravamo assolutamente convinti di incontrare il Presidente di Cassa Forense, con il quale avevamo parlato, oltre che nei giorni precedente anche quella stessa mattina e ci eravamo accordati in tal senso.
Giunti, con la scorta, presso la Cassa, siamo stati accolti all’ingresso dall’avv. Zaffina che ci ha condotti in una sala al sesto piano.
Ci siamo subito resi conto che il Presidente non c’era e non c’era nemmeno uno dei due Vice Presidenti: avremmo potuto parlare solo con l’avv. Zaffina il quale si è poi qualificato come componente delle Giunta.
Seduti al tavolo, abbiamo immediatamente stigmatizzato la loro assenza ed abbiamo evidenziato che quello in corso non era l’incontro concordato; tuttavia abbiamo proceduto comunque nel colloquio.
L’avv. Zaffina ha per primo preso la parola pretendendo di spiegarci il sistema previdenziale forense.
Noi lo abbiamo interrotto dopo le prime battute specificando che, trattandosi di un incontro politico, non avevamo bisogno di lezioni (su argomenti che peraltro conosciamo bene) ma di risposte ufficiali di Cassa Forense su punti ben precisi che abbiamo evidenziato ponendo al collega i seguenti quesiti:
– Matteucci: “Cassa Forense ritiene indispensabili i contributi minimi obbligatori?”
– Zaffina: “si”
– Matteucci: “Cassa Forense ritiene che la regolarità contributiva debba essere un requisito indispensabile ai fini della permanenza nell’albo professionale?”
– Zaffina: “posso solo dare la mia opinione personale”.
A questo punto ho dovuto precisare : “mi scusi, con tutto il rispetto, ma non siamo venuti a Roma per ascoltare la sua posizione personale. Noi tutti siamo venuti qua per confrontarci con le posizioni di Cassa Forense. Se questo non è possibile, non ha senso la nostra permanenza.”
La risposta di Zaffina è stata “io non posso parlare a nome di Cassa Forense”.
– Matteucci: “giocoforza allora l’incontro finisce qua”.
La delegazione si è quindi alzata specificando a Zaffina che la sua opinione personale l’avremmo volentieri ascoltata chiacchierando davanti ad un caffè. Sul punto il collega non ha risposto.
Questi i fatti. Senza forzature, storture né sottrazioni.
I nostri migliori saluti al Presidente Luciano, e se fossi stato in lui, per dieci minuti, a quel sesto piano sarei salito.

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Un pensiero su “I fatti di Roma del 27/02: tra Piazza Cavour e l’arroganza di Cassa Forense.

  1. Giuseppe Calzone ha detto:

    Che ci mandino con l’INPS! staremo meglio che con la Cassa di Previdenza forense. Per non parlare di quella banca di Sondrio che ci dovrebbe dare credito, ma che ti fa passare la voglia di sentirli anche a telefono! Sondrio poi e perché mai ? Avv. Giuseppe Calzone

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