L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DI CASSA FORENSE

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Partiamo dai numeri. Il 50% degli avvocati produce un reddito inferiore ad E. 10.300 annui.

Questi numeri non ce li siamo mica inventati: li ha diffusi Cassa Forense!

Certo, i dati sono aggiornati al 2013, ma…. credi che in questi due anni la situazione sia migliorata?

Saprai che ogni avvocato DEVE iscriversi obbligatoriamente alla Cassa.

E cosa fa il nostro Ente previdenziale? Impone dei contributi minimi obbligatori di quasi 4000 euro !!!

Una bella mazzata per quel 50% non credi? Soprattutto quando pensi che quelle statistiche considerano i redditi LORDI!

Certo, ci sono delle agevolazioni. Ma quelle valgono per i neo iscritti ed in ogni caso dopo 8 anni al massimo finiscono.

Molti dicono che quella contribuzione così alta è necessaria per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema, richiesta dalla riforma Fornero.

Peccato che, oltre a quella finanziaria bisogna garantire anche la SOSTENIBILITA’ ESISTENZIALE del sistema. Questo non lo impone la Fornero, ma la vita!

Ti rendi conto dell’insostenibilità esistenziale del sistema quando pensi alla nuova bozza di Regolamento per l’accertamento dell’esercizio della professione.

L’art. 2 prevede che l’Avvocato che non è in regola con i contributi alla Cassa Forense viene “bollato” come uno che non esercita la professione “in modo continuativo, effettivo e prevalente”.

E sai cosa succede agli avvocati che non esercitano “in modo continuativo, effettivo e prevalente?” Te lo spiega la nostra legge professionale: VENGONO CANCELLATI DALL’ALBO!

Ciao ciao professione!

Ciao ciao anni di studio e sacrifici!

A questo punto ti chiederai: come fa quel “mitico” 50% che non ha la fortuna di essere ricco? Passerà il resto della sua vita professionale con UNA ENORME GOMMA DA CANCELLARE CHE GLI PENZOLA SULLA TESTA!

Ora a parte che la cancellazione per chi non paga la Cassa è una follia che non ha eguali nel nostro ordinamento né in quelli del resto della galassia, devi sapere che….stiamo parlando di un’idea vecchia.

Correva l’anno 2003 ed al Parlamento approdò un disegno di legge di riforma della professione forense. L’art. 14 di quel disegno subordinava la permanenza nell’Albo all’esercizio della professione in modo effettivo e continuativo. La stessa norma poi stabiliva che “la prova dell’esercizio effettivo e continuativo della professione è data dalla dichiarazione, ai fini delle imposte dirette, di un reddito professionale pari a quello richiesto per la iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza forense”.

Per fortuna quel disegno di legge si arenò, ma l’idea di “buttare fuori” chi sta dalla “parte sbagliata” è rimasta.

E allora sta a te scacciare quell’idea.

Come fare? Ti aspettiamo a Roma il 27/02.

L’unico modo che hai per toglierti dalla testa quella enorme gomma da cancellare è PARTECIPARE!

Devi partecipare per difendere il tuo futuro professionale!

Devi partecipare per difendere il tuo diritto a fare l’avvocato!

Devi partecipare perché nessuno può cancellarti se non guadagni abbastanza!

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