Per l’equita fiscale e previdenziale: noi non siamo il problema, noi siamo la soluzione.

fsdafffaffsfsdfaMolte cose sono accadute nell’avvocatura negli ultimi anni.
Possono essere interpretate in modi anche molto differenti, ma un dato e’ a nostro giudizio incontrovertibile.
Dall’approvazione della legge professionale, alle battaglie sulla rappresentanza politica della categoria, all’esplosione della bomba previdenziale fino ad oggi, l’elemento radicalmente nuovo e’ uno: l’avvocatura si e’ completamente trasformata nella sua composizione sociale, reddituale e generazionale, oltre che nelle sue dimensioni.
La stessa nascita di MGA e’ in fondo uno dei prodotti di questa trasformazione: e non è un caso neppure che siamo nati attraverso la rete, dentro le nuove forme della comunicazione e dell’organizzazione politica.
Tutto quello che sta accadendo attorno alla questione previdenziale racconta appunto questa trasformazione.
Cosa e’, in fondo, in gioco in questi giorni?
Non certo, o non solo, questioni tecniche.
Sta emergendo un fatto fondamentale: l’avvocatura e’ oggi in gran parte composta di persone che sono, e sanno di essere, soggetti non garantiti, così come qualsiasi altro lavoratore autonomo, così come qualsiasi altra partita iva, e che non possono contare, spesso, nemmeno su reti di protezione familiare, anch’esse erose dalla crisi.
Il vero conflitto in atto non e’ generazionale: la vera divisione dell’avvocatura sta nei redditi e nelle garanzie.
La questione previdenziale diventa drammatica proprio per questo: le vecchie gerarchie non hanno piu’ nulla a che fare con la nuova realtà sociale dell’avvocatura.
E’ necessario imparare ad ascoltare. i selfies, tutti gli ‪#‎iononmicancello‬, sono le espressioni di una dignita’ nuova, quella di chi e’ arrivato all’avvocatura senza nessun canale privilegiato, e vive la sua vita quotidiana di lavoratore autonomo senza poter contare su nessuna tutela, su nessuna rete consolidata.
La risposta a questa trasformazione e’ stata durissima: bisogna selezionare, sbarrare, innalzare dighe.
Questo l’intento della 247/12, per ora apparentemente avviato verso la riuscita.
E hanno scelto proprio il peggiore degli sbarramenti: quello censitario.
Non ce la fate? Non raggiungete un certo reddito, segno della vostra capacità di stare sul mercato? Allora cancellatevi, sgomberate, andate via, non siete buoni.
Ma la selezione non andava fatta sul merito, sulla competenza, sulla professionalità?
E invece no. La nuova scoperta e’ che la distinzione fra chi può e non può “essere” avvocato sta nella più antica delle unità di misura: il censo.
La diffusione virale dei nostri selfies non e’ un caso.
E non e’ un caso l’attenzione ricevuta – caso rarissimo per battaglie nate autonome e “dal basso” – della grande stampa.
Semplicemente, e’ apparso immediatamente evidente che dietro la questione Cassa si nasconde un problema generale: la contrapposizione tra chi sta in basso che cerca tutela, equita e garanzie e chi sta in alto, che ha invece tutto e che brandisce la falce del censo, difesa estrema del tempo che fu.
E neppure e’ un caso che intorno a questa battaglia apparentemente “interna” all’avvocatura si stia concentrando l’attenzione di altri mondi professionali, dalle altre professioni ordiniste sino alle partite IVA, al mondo dei consulenti e dei freelance, perche abbiamo problemi comuni, come l’eccessiva pressione fiscale e l’iniquità previdenziale, e a problemi comuni si possono e si devono trovare soluzioni comuni: dobbiamo incrociare le lotte.
Il vero punto politico nella questione “Cassa”, nella dignità espressa nel rifiuto a cancellarsi, e’ il conflitto in atto, è la ricerca di un nuovo modello che spezzi la struttura “chiusa” del sistema e che garantisca a tutti gli avvocati, a tutte i professionisti e a tutti, la possibilità di vivere delle proprie capacità e delle proprie conoscenze.
Si chiede la tutela contrattuale collettiva (C.C.N.L.) per i professionisti dipendenti degli studi professionali, perche lo sfruttamento delle partite iva, che sono diventate il nuovo strumento della precarizzazione, deve essere contrastato.
Si chiedono ammortizzatori sociali per i professionisti, si chiede sostegno dei redditi professionali bassi e medio bassi, si chiede un sistema previdenziale equo, solidaristico e proporzionato alle capacità reddituali, si chiede la censura e l’abbattimento dei privilegi previdenziali e si chiede l’equità fiscale, perchè il miglioramento delle condizioni economiche non passa solo dall’aumento delle fonti di reddito, ma anche dalla riduzione dei costi di esercizio della professione.
Vogliamo un sistema fiscale e previdenziale che sia compatibile con la vita, perche quello attuale non lo è, è questa la sintesi della linea politica di MGA, è questa la sintesi politica di tutto ciò che oggi si sta muovendo, #iononmicancello significa questo, io non mi cancello come professionista, io non mi cancello come persona, questo significa quell’hashtag.
Io non mi cancello ma resisto e rivendico il diritto a poter iniziare e proseguire il mio lavoro senza essere immediatamente soffocato, io non mi cancello, resisto e mi tolgo dal collo il cappio censitario, perche voglio e devo respirare, perche non sono io il problema, perche il problema è quel cappio, e chi lo ha fatto.
MGA andrà avanti su questa strada e con queste idee, con una nuova energia però.
Questa volta infatti non conteremo solo sulle nostre forze: capiamo di avere con noi tutti coloro che sono fuori dal castello dei privilegi, per rivendicare il diritto a vivere di un mestiere che abbiamo dimostrato gia’ non solo di volere e sapere fare, ma anche di aver innovato completamente nelle conoscenze, nelle capacità, nello stile, nel linguaggio e nella politica.
NON SIAMO IL PROBLEMA, NOI SIAMO LA SOLUZIONE!

Annunci

2 pensieri su “Per l’equita fiscale e previdenziale: noi non siamo il problema, noi siamo la soluzione.

  1. Alberto, Roma ha detto:

    Fare l’avvocato non è una vocazione stipendiata. È conveniente solo se entro i primi 5 anni di professione si superano i 50.000 euro annui lordi di fatturato. Diversamente, qualunque altra attività stipendiata è più conveniente. Esistono anche altre attività autonome meno inflazionate, più redditive e che danno più sicurezza a lungo termine.
    Prendere atto di ciò significa guadagnare anni felici di vita, non perdere tempo in battaglie donchisciottesce improduttive, e compiere scelte consapevoli, intelligenti e coraggiose.

    • M.G.A. associazione forense nazionale ha detto:

      Caro Alberto, grazie per il tuo commento. Noi pensiamo che le scelte sulla conveninza o meno a svolgere la professione spettino alla coscienza di ciascuno. Posso anche scegliere di fare l’avvocato ed accettare di vivere con meno di 10.000 euro. Ma il reddito non può essere un motivo di cancellazione per legge. Comunque la si pensi non si può prescindere dal richiedere una previdenza equa,sia parametrata alle effettive capacità contributive di ciascuno di noi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...